Questa non è una recensione

Il macro ha riaperto a metà luglio, un mese strano per inaugurare un museo fermo da un po’, ma d’altronde questo è un anno tutto sbilenco quindi ci sta anche una riapertura a luglio, e addirittura una seconda inaugurazione ad agosto.

Tanto ormai tutto è molto diverso da prima, quindi che importa se le cose cambiano.

Anche il museo è cambiato. Molto nella sostanza, poco nella dimensione allestitiva ma soprattutto architetttonica. E di questo già ringrazio il Direttore Lo Pinto, perché con la precedente direzione si erano spesi tanti soldi per inventare sedute tavolate acquari in plexiglas. Tutte cose che, come immaginavo, non sarebbero poi servite a nessuno.

Dicevamo dunque un allestimento diverso, molto pulito e centrato nel messaggio che la nuova direzione vuole raccontare. La prima mostra è un Editoriale, come ci dicono, e Lo Pinto afferma, in una intervista che mi ha concesso per Exibart, che la ricerca si è basata sulle opere e non tanto sugli artisti. E in effetti, se si guarda meglio, è così. Ci sono infatti opere strettamente funzionali al racconto che si voleva fare, certamente in tema con la ricerca da cui si è partiti, in alcuni casi assolutamente di nicchia, ma non per questo meno interessanti. Allestimento e narrazione sono le due parole che determinano la consapevolezza che questo è un ottimo inizio, che però non è semplice. È una mostra oggettivamente difficile, piena di opere molto belle, ma per identificare il contesto che ha portato ogni lavoro a far parte della mostra ci vuole una conoscenza e soprattutto una curiosità non indifferenti.

Alcune opere sono di una bellezza disarmante, come per esempio la stanza di Emilio Prini, che è completamente vuota, in perfetta sintonia con l’artista e con la sua poetica, e che potrebbe far sorridere o creare del sarcasmo in chi non conosce la lettura della vita che l’artista faceva. C’è anche un lavoro molto interessante del greco Andreas Angelidalikis, poi un bellissimo video di Sara Rapson. Anche la sala dedicata a Gastone Novelli è di una bellezza e di una poeticità disarmante.

Insomma, dovete andare a vedere questo nuovo Macro. Che somiglia tanto ad un museo, finalmente.

On the Breadline, al Maxxi fino all’8 dicembre

Qui è quando mi chiedete cose belle di arte contemporanea.
Stasera Elena Bellantoni ha presentato al Maxxi il suo nuovo lavoro che si intitola On the breadline, di cui abbiamo visto solo un trailer.
Pochi minuti mi sono bastati per innamorarmi di questo lavoro, un video intenso e commovente. Ne Sapevo poco, solo che era stato girato a Belgrado Ad Istanbul ad Atene e a Palermo.

Elena e un’artista molto brava, e negli anni lo è diventata sempre di più, confermando un pensiero che feci quando la incontrai credo nel 2008.
Non voglio dirvi altro, perché ne parlerò quando sarà presentato per intero. Voglio però consigliarvi di andare al Maxxi, da domani fino all’8 dicembre, a vedere una rassegna video a lei dedicata. Così vi fate l’idea di cosa significhi un’artista contemporanea brava, così potete vedere come e quanto gli artisti siano anticipatori dei tempi che stiamo vivendo, così potete dirmi che avevo ragione. 😉